LA CARTA SUL PRECARIATO

 

31.03.2008 - La Carta sul Precariato è stata illustrata dal presidente del Consiglio dell’Odg sardo, Filippo Peretti, all’assemblea annuale degli iscritti all’Albo. Al dibattito hanno partecipato, fra gli altri, il segretari odella Fnsi, Franco Siddi, e il presidente dell’Assostampa, Francesco Birocchi. I quali hanno espresso forte sintonia con l’iniziativa dell’Ordine. Ecco il testo integrale del documento.

 

Carta sul Precariato

(Cagliari, 31 marzo 2008)

   

Un sempre crescente numero di giornalisti precari (sia professionisti che pubblicisti) è quotidianamente impegnato anche in Sardegna nell’esercizio del diritto-dovere di informare i cittadini secondo i princìpi di libertà e di responsabilità sanciti dalla Costituzione e dalla legge n.69 del 1963 che ha istituito l’Ordine dei giornalisti. Mai il lavoro all’esterno delle redazioni aveva assunto il peso e la rilevanza di oggi.

 

  Il precariato è un fenomeno che si va diffondendo in tutto il mondo e che pone problemi nuovi, con alcune peculiarità nel settore dell’informazione: non solo per gli aspetti più propriamente sindacali dell’organizzazione del lavoro e della qualità delle retribuzioni, ma anche sotto il profilo dell’autonomia e dell’etica professionale. Temi, questi ultimi, che sono di stretta pertinenza dell’Ordine.

 

  La legge n.69 del 1963 prevede per i giornalisti diritti e doveri professionali e deontologici senza alcuna distinzione tra professionisti e pubblicisti, senza alcuna distinzione tra giornalisti con contratto  a tempo indeterminato e giornalisti precari e collaboratori in genere, senza alcuna distinzione di livello  gerarchico. Nel senso che rispetto al diritto-dovere di informare gli utenti secondo le regole della verità e della fiducia tra la stampa e i cittadini, i giornalisti sono e devono essere considerati tutti sullo stesso piano.

 

  Di fronte al crescente peso del lavoro prodotto all’esterno delle redazioni, svolta organizzativa su cui gli editori puntano anche per indebolire il peso e il ruolo nevralgico delle redazioni, il problema è proprio quello di garantire a tutti i giornalisti la possibilità di operare con la necessaria autonomia professionale, che è la vera, irrinunciabile garanzia introdotta dalla legge istitutiva dell’Ordine nell’interesse dei cittadini a essere correttamente informati.

 

  La Corte costituzionale, respingendo nel 1968 le obiezioni sulla legittimità dell’Odg, ha rilevato che la vera ragione che ne giustifica l’esistenza è quella di dare ai giornalisti (all’epoca categoria in massima parte di dipendenti) lo strumento per contrastare, nell’esercizio di una professione così importante per la democrazia, lo strapotere economico degli editori. Oggi che il lavoro giornalistico è prodotto in misura sempre maggiore all’esterno delle redazioni e che la figura del collaboratore è sempre più prossima a quella del redattore, il ragionamento della Consulta è ancora più valido per i giornalisti precari e per i collaboratori, non solo nel rapporto con lo “strapotere” degli editori, ma anche nel rapporto con lo “strapotere” delle redazioni nei loro confronti.

  

  Le modifiche organizzative in corso, se non adeguatamente governate anche sotto il profilo professionale e deontologico, rischiano di indebolire nel complesso il settore dell’informazione: sia per quanto riguarda il ruolo delle redazioni (anch’esse minacciate di precarietà), sia per quanto riguarda il crescente peso senza regole delle collaborazioni esterne. Da qui l’esigenza di ritrovare il giusto equilibrio nell’interesse generale, dato che solo la sinergia tra redazioni più forti e collaborazioni più qualificate e dignitose è in grado di favorire il compito che la legge n.69 del 1963, secondo la lettura ribadita dalla Consulta, assegna ai giornalisti.

 

  Nello spirito di quella collaborazione con gli editori prevista dall’articolo 2 della legge 69/1963, per evitare che il fenomeno del precariato si sviluppi in maniera selvaggia sia in termini professionali sia in termini di mercato, i giornalisti si impegnano a elaborare e a rispettare le azioni più utili, quali ad esempio piani di assorbimento dei precari nelle aziende editoriali e aumento del costo delle collaborazioni, secondo i dettati della Costituzione (articolo 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro”) e al Codice civile (Esercizio delle professioni intellettuali, articolo 2233: “In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione”), dettati a cui le regole dell’Odg non possono non ispirarsi per la tutela del ruolo e della dignità del lavoro giornalistico.

 

  I giornalisti e soprattutto quelli che hanno maggiori responsabilità direttive e organizzative sono chiamati quindi ad assicurare l’autonomia e la dignità professionale di tutti i colleghi, evitando di incentivare il fenomeno del precariato attraverso le facili promesse di assunzione (che troppo spesso non vengono mantenute) e lo sfruttamento dei più deboli (retribuzioni di pochi euro anche per compiti sostitutivi del lavoro dei redattori), perché sia le false promesse sia i compensi irrisori e slegati da qualsiasi parametro contrattuale violano apertamente il principio della dignità professionale e della lealtà fra iscritti all’Albo.

 

La presente Carta sul Precariato, che specifica i contenuti della legge 69/1963, va considerata come parte integrante delle norme deontologiche dell’Ordine.