LA PROFESSIONE IN EUROPA

 

23.04.2007 - Una comparazione sull’accesso alla professione giornalistica, la situazione italiana a confronto con quattro Paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna) in uno studio Censis-Ucsi in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti.

 

Il sesto Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, "Le diete mediatiche degli italiani nello scenario europeo", realizzato con la collaborazione, tra gli altri, del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e recentemente presentato in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, contiene, come ogni anno, un capitolo dedicato alla condizione della professione giornalistica. Quest'anno viene presentata una comparazione europea delle modalità di accesso alla professione: "I giornalisti nello scenario europeo".
I quattro paesi esaminati, Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, pure nelle loro diverse discipline del lavoro giornalistico, sono accomunati dall'offrire agli aspiranti professionisti dei media due vie di accesso al giornalismo distinte, ma parallele. Una, quella sempre più caldeggiata a livello di associazioni professionali,  consiste nel passare attraverso un corso di laurea oppure una scuola di giornalismo. L'altra, quella più antica, prevede una esperienza sul campo.  In nessuno dei paesi esaminati è richiesta obbligatoriamente la laurea, anche se il profilo del giornalista europeo è, sempre più, quello di una persona laureata e specializzata. Un tratto che quindi accomuna i quattro paesi è sicuramente l'evoluzione di un mestiere in una vera e propria professione sempre più tecnologica e delicata.
Il secondo aspetto che le quattro realtà europee condividono, anche se in misura diversa, è il precariato della professione giornalistica, cioè una sua crescente precarizzazione e un sempre maggiore ricorso all'outsourcing da parte degli editori.
La ricerca, dopo una introduzione di carattere generale, descrive dettagliatamente la situazione nelle singole realtà. Si tratta pertanto di una lettura particolarmente utile per i giovani che intendono intraprendere la strada del giornalismo e per tutti coloro che operano nel settore.
Nel sesto Rapporto, da un confronto delle diete mediatiche in Italia, ossia del numero e del tipo di media normalmente, con Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, il nostro paese appare il più arretrato, nonostante il considerevole sviluppo che  ha registrato negli ultimi anni. Ci sono ancora troppe persone che vedono solo la tv, ovvero soltanto quella tradizionale, siamo i più scarsi lettori di carta stampata (libri, quotidiani), e siamo gli ultimi nella diffusione dell'uso dell'internet.
Un altro aspetto che caratterizza il volume consiste in un'analisi originale sulla relazione fra bisogni individuali, scelta di determinati media e soddisfazione che se ne ricava; è la prima volta, infatti , che si studia il rapporto fra esigenze individuali, sul piano dell'informazione, dell'approfondimento, dell'intrattenimento, dell'orientamento negli acquisti, o nell'interesse per la musica, e capacità dei singoli media di soddisfare, in un certo grado, tali bisogni.