EDITORIA, RADIOGRAFIA E RICETTE DELLA FIEG

 

17.04.2009 - L'editoria ha trascorso un 2008 difficilissimo e sta vivendo un 2009 che potrebbe rivelarsi persino peggiore. Lo ha detto il presidente della Fieg, Carlo Malinconico nel presentare il Rapporto sulla Stampa in Italia 2006-2008 (vedi allegato). Secondo la Fieg le perdite sono cresciute del 100 per cento e i profitti sono scesi del 30 per cento. Il sottosegretario Bonaiuti ha detto che la partita più urgente è la salvaguardi dei posti di lavoro, ma c'è anche l'impegno per un rilancio del settore. E si riparla, con la spinta di Fieg ed Fnsi, del grande confronto negli Stati Generali anche come momento propositivo per i legislatori.

Franco Siddi (Fnsi):
"Il nuovo contratto dei giornalisti è un perno per il sistema dell'editoria, ma serve più coraggio da parte delle imprese per il rilancio del settore. La descrizione della crisi delle aziende editrici di giornali fatta dal presidente della Fieg, Malinconico - delinea il quadro di quello che, per il 2009 (ma sostanzialmente anche per il 2010) appare come un annus horribilis. L'appello per Stati Generali dell'editoria in Italia, che la Fnsi ha rilanciato come metodo per definire un quadro organico di sistema che accompagni le trasformazioni e valorizzi la specificità dell'impresa editoriale e del lavoro giornalistico quale condizione di certificazione e qualità dell'informazione, è senz'altro condivisibile. E' anche urgente urgente che il tavolo governativo di valutazione e verifica delle intese per la protezione sociale, nelle realtà in cui la crisi si fa più penetrante, e di messa in sicurezza della previdenza Inpgi si apra rapidamente come hanno garantito il sottosegretario Bonaiuti e il ministro del Lavoro Sacconi.

Enzo Iacopino (Odg):
"Sarebbe stato un gran bel gesto se, nelle sue 27 cartelle di relazione, il presidente della Fieg avesse trovato tre righe per richiamare alcuni editori a comportamenti rispettosi per il lavoro dei giornalisti. E' facile, doveroso e giusto segnalare le gravi difficoltà del settore ma l'invito all'assunzione di responsabilità non può essere rivolto solo al governo, reclamando misure adeguate, e tanto meno ai giornalisti. Dov'è la responsabilità di quegli editori che pagano fino ad 1,03 euro a pezzo insultando la professionalità di migliaia di precari ? "