ECCO IL DDL SUL CARCERE PER I GIORNALISTI

 

14.06.2008 - ROMA. Un giro di vite su diversi fronti, con limiti più severi sui reati per i quali il magistrato può chiedere le intercettazioni (per reati con pene dai 10 anni in su), ma anche con uno sbarramento netto per i giornalisti che le pubblicano (fino a tre anni di carcere sulle intercettazioni e sospensione dalla professione sino a tre mesi per le notizie sulle indagini preliminari). E’ questo, in sintesi, il disegno di legge sulle intercettazioni approvato in Consiglio dei ministri. Nei primi due articoli (su un totale di 18), si vieta al magistrato di esternare sulla propria inchiesta (pena doversene disfare) e al giornalista di pubblicare tutti gli atti di indagine, anche «nel contenuto», almeno fino all’udienza preliminare. I cronisti che disubbidiscono rischiano la sospensione dalla professione fino a tre mesi. Ecco, in sintesi, i principali punti del provvedimento.

VIA IL MAGISTRATO CHE PARLA TROPPO - La’toga’ che ha «pubblicamente rilasciato dichiarazioni» sul procedimento che gli è stato affidato ha l’obbligo di astenersi. Il capo dell’ufficio (o il pg) deve provvedere a sostituire il magistrato che risulta iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio.

DIVIETO PUBBLICAZIONE - Anche parzialmente, per riassunto o nel contenuto non si possono più pubblicare gli atti dell’indagine preliminare, o quanto acquisito al fascicolo del pm o del difensore (»anche se non sussiste più il segreto»), «fino a che non siano conclude le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare»

REATI INTERCETTABILI - Possono essere ’spiati’ solo quelli con pene massime dai dieci anni in su. Sì alle intercettazioni anche per i delitti per i quali indaga la direzione distrettuale antimafia (sequestro, mafia, tratta etc.); i delitti contro la pubblica amministrazione «per i quali è prevista la pena della reclusione nel massimo non inferiore a 5 anni» (inclusi quindi i reati di concussione e corruzione); i reati di ingiuria, minaccia, usura, molestia o disturbo delle persone con il mezzo del telefono.

LIMITI DI TEMPO - Non si potrà intercettare per un tempo superiore a tre mesi; nel caso di reati di criminalità organizzata, mafia, terrorismo o di minaccia col mezzo del telefono si può arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20.

AUTORIZZA UN COLLEGIO - Non sarà più il gip ma un tribunale a dare il via libera alle intercettazioni chieste dal pm, e ciò dovrà avvenire «con decreto motivato, contestuale e non successivamente modificabile o sostituibile, quando vi siano gravi indizi di reato».

ARCHIVIO RISERVATO E DIVIETO DI ALLEGARE VERBALI A FASCICOLO. L’archivio sarà presso l’ufficio del pm

DIVIETO UTILIZZO IN PROCEDIMENTI DIVERSI - Le intercettazioni non potranno essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte, fatta eccezione per i reati più gravi di mafia, terrorismo etc (fino ad oggi, invece, erano consentite per tutti i reati con arresto in flagranza)

UN FASCICOLO AD HOC - Nell’ordinanza le intercettazioni possono essere richiamate soltanto nel contenute e sono inserite in un apposito fascicolo allegato agli atti.

CARCERE PER I GIORNALISTI - Chi pubblica le intercettazioni è punito con l’arresto da uno a tre anni e con un’ammenda da 500 a 1.032 euro

CARCERE PER CHI DIVULGA - Chiunque «rivela indebitamente notizie inerenti ad atti del procedimento penale coperti dal segreto» o ne agevola la conoscenza è punito con al reclusione da uno a cinque anni. (ANSA).