INTERCETTAZIONI, NO AL BAVAGLIO

 

10.06.2008 - Cresce la protesta dei giornalisti contro l’annunciato ddl del governo sulle intercettazioni (cinque anni di galera a chi li ordina, a chi li diffonde e a chi li pubblica). Prese di posizione dell’Odg nazionale e della Federazione internazionale.

L’ORDINE NAZIONALE DEI GIORNALISTI. «Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti attende con grande preoccupazione l’annunciato provvedimento che il governo sta preparando in materia di intercettazioni». «Pur riservandosi un giudizio finale sul testo che dovrebbe essere approvato dal consiglio dei ministri, l’ordine nazionale - continua un comunicato dell’Ordine - mette in guardia da qualsiasi tentativo di limitare la professione giornalistica e il diritto dei cittadini ad essere informati. Non vi è dubbio sulla necessità di tutelare la libertà di stampa e ovviamente il diritto alla privacy, rispettando norme deontologiche che del resto già esistono. Sarebbe perciò inaccettabile e paradossale che, ancora una volta, fossero i giornalisti a pagare il prezzo più alto».

LA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DEI GIORNALISTI. Dopo la presa di posizione della Fnsi, con il segretario Franco Siddi, oggi è stata la volta di Paolo Serventi Longhi, coordinatore del comitato libertà e diritto all’informazione della Federazione internazionale dei giornalisti. «Da subito - ha detto - è possibile affermare senza esitazioni che non è consentito ad un potere dello Stato abrogare il potere costituzionale di un altro potere, la Magistratura, ed allo stesso tempo mettere il bavaglio all’informazione libera, ai cronisti giudiziari». Non vi possono essere timidezze rispetto ai proponimenti del governo, per ora solo enunciati da Berlusconi e non ancora tradotti in provvedimenti di legge. Voglio sperare che non siano soltanto l’Associazione nazionale magistrati e la Federazione della Stampa a battersi contro l’ipotesi di legge sulle intercettazioni. Le opinioni di costituzionalisti che sarebbe difficile definire estremisti, come Stefano Rodotà, e gli stessi sondaggi sull’argomento dimostrano che il terreno è minato, che l’opinione pubblica non condivide il blocco delle inchieste giudiziarie, specie quelle che riguardano i reati economici, la corruzione, la concussione, la bancarotta fraudolenta, ecc.». Secondo Serventi Longhi, le norme proposte «renderebbero la legislazione italiana la più dura di tutti i Paesi democratici, con una palese violazione dei diritti costituzionali dei cittadini ad una giustizia efficace e ad una informazione libera».