RIFORMA DELL'ORDINE

 

21.02.2007 - Il Consiglio nazionale ha avviato l'esame della proposta di riforma dell'Ordine. Il consigliereRazzante, a nome della commissione giuridica, ha esposto un documento contenente un aggiornamento del testo approvato il 3 luglio 2002. In una prossima riunione del Consiglio i temi trattati saranno oggetto di dibattito e approfondimento. Ecco il testo della commissione giuridica.

 

DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE GIURIDICA DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI SULLA RIFORMA DELL’ORDINE

(14 Febbraio 2007)

 

 

La discussione sulla riforma delle professioni è molto vitale tra le forze politiche e i giornalisti ne sono direttamente coinvolti. Da anni l’Ordine dei giornalisti sollecita una riforma della legge professionale che lo ha istituito e che ormai da tempo non sembra più adatta ad una realtà in profonda e incessante trasformazione. Le priorità della bozza di riforma che la commissione giuridica ha elaborato  riguardano diversi punti: la riforma dell’accesso, la ridefinizione dello status dei pubblicisti, l’individuazione di percorsi formativi istituzionalizzati sia per i professionisti che per i pubblicisti, l’istituzione di un giurì per la correttezza dell’informazione, lo snellimento dei procedimenti disciplinari a carico degli iscritti e la valorizzazione delle scuole di giornalismo come uniche palestre di formazione per le nuove leve. Il lavoro della commissione giuridica ha preso le mosse dal Documento Politi, che reca la data del 3 luglio 2002 e che la commissione giuridica, nella precedente consiliatura, sotto la guida del collega Marco Politi, ha elaborato, recependo tutte le aspettative della nostra categoria. Riteniamo che quel documento, anche alla luce delle ultime novità intervenute nel dibattito sulla riforma delle professioni e sul ruolo dell’Ordine, possa mantenere intatta la sua carica di attualità e ispirare le prossime novità legislative destinate a riguardarci.

 

OPPORTUNITA’ E PERICOLI

Il disegno di legge delega sulla riforma delle professioni contiene un’insidia rispetto alla quale abbiamo il dovere di rimanere vigili e attentissimi. Nel testo che verrà presto discusso alla Camera dei Deputati dalla commissione giustizia e dalla commissione attività produttive (quest’ultima presieduta dal radicale Daniele Capezzone), si prevede la possibilità che il governo decida accorpamenti e cancellazioni di Ordini o la loro trasformazione in associazioni private. Un’ipotesi del genere abbiamo il dovere di combatterla con tutte le nostre forze.

Una delle opportunità per rilanciare invece la battaglia per la riforma dell’accesso ci è offerta dalla direttiva europea Zappalà (abbiamo più volte incontrato l’europarlamentare on.le Zappalà per confrontarci con lui su questo tema), che stabilisce con chiarezza i percorsi formativi da compiere per esercitare una professione regolamentata, pur lasciando discrezionalità ai singoli legislatori nazionali per quanto riguarda la determinazione specifica dei requisiti.

 

LA NOSTRA PROPOSTA DI RIFORMA

 

1)     RIFORMA DELL’ACCESSO. Per quanto riguarda la riforma dell’accesso, riteniamo che la laurea triennale sia ormai un requisito irrinunciabile e debba essere seguita da un biennio di specializzazione presso le scuole, con relativo riconoscimento del praticantato. Le scuole, in questo percorso, siano esse inquadrate come master di primo o di secondo livello o come scuole vere e proprie, sono indispensabili. E devono sempre nascere da una sinergia virtuosa tra l’Ordine dei giornalisti e le Università. La ormai nota (e da noi rimpianta) bozza Siliquini può rappresentare un buon punto di partenza (ma anche di arrivo) per la nostra discussione, fermo restando che bisognerà curare con particolare attenzione le norme transitorie, al fine di garantire una transizione indolore al nuovo sistema di accesso, senza penalizzare i colleghi che abbiano accumulato negli anni una pratica giornalistica nelle redazioni.

 

2)     PUBBLICISTI. Una oculata applicazione delle norme transitorie consentirà anche di fare chiarezza sullo status dei pubblicisti, in particolare di quei pubblicisti che finora non hanno potuto sostenere l’esame di Stato ma da anni di fatto esercitano la professione giornalistica a tempo pieno nelle redazioni. Bisognerà, nel futuro, tracciare una linea chiara tra pubblicisti e professionisti, sulla base del criterio dell’esclusività dell’esercizio della professione, prevedendo però, anche per i pubblicisti, almeno l’aggiornamento costante sui temi della deontologia.

 

3)     SCUOLE DI GIORNALISMO. Siamo convinti che le scuole di giornalismo, se ben gestite, possano contribuire a formare giornalisti professionisti seri, scrupolosi, tecnicamente affidabili e culturalmente preparati sia sui contenuti generali che sulla deontologia. Il giornalista è in grado di tenere la schiena dritta e di dire anche dei “no” quando è pienamente consapevole dei suoi diritti e dei suoi doveri, altrimenti sarà sempre in balìa degli editori e dei condizionamenti politico-economici-finanziari. L’apertura del mercato a nuovi operatori, l’effettiva realizzazione del pluralismo informativo, l’innovazione tecnologica possono sicuramente migliorare la condizione del giornalista, ma tutto questo non può abbuonare al giornalista il dovere di aggiornarsi, tornare a studiare, essere sensibile ai richiami dell’etica e della deontologia, porsi prima di tutto nell’ottica del destinatario dell’informazione.

 

4)     PRATICANTATO. Il disegno di legge sulla riforma delle professioni prevede un periodo di praticantato di 12 mesi, ma noi riteniamo che, per quanto riguarda i giornalisti, si tratti di una durata insufficiente, soprattutto perché, nel nostro progetto di riforma, i futuri giornalisti dovranno essere tendenzialmente “completi” e coltivare un approccio multimediale alla professione. Dodici mesi, dal nostro punto di vista, sicuramente non bastano per acquisire simultaneamente le competenze di giornalista della carta stampata, del radiotelevisivo e dell’editoria on-line. Noi vorremmo che gli aspiranti giornalisti che usciranno dalle scuole sappiano fare tutto e siano in grado di cavarsela in qualsiasi redazione di qualsiasi mezzo di informazione.

 

5)     AGGIORNAMENTO PERIODICO E COSTANTE.  E’ necessario che anche gli attuali iscritti all’Ordine, che hanno già superato l’esame di Stato o che da anni risultano iscritti nell’elenco dei pubblicisti, tornino a studiare, ad aggiornarsi, a conoscere a fondo le carte etiche, i codici deontologici, i confini del diritto all’informazione, i contenuti del principio del pluralismo, ecc.. L’aggiornamento costante, nella nostra proposta, dovrà essere gestito direttamente dagli Ordini regionali, sulla base di indirizzi indicati dall’Ordine nazionale, ma in sinergia con la Federazione nazionale della stampa italiana e anche, perché no, con la Federazione degli editori, finora sensibile solo alle sirene del business e dei finanziamenti statali.

 

6)     NUOVI CRITERI DI RAPPRESENTANZA.  Vogliamo dare trasparenza, certezza e tempi rapidi ai procedimenti che vengono aperti nei confronti di iscritti accusati di violazioni delle leggi vigenti e della carte deontologiche. Per fare questo bisogna riformare la struttura del consiglio nazionale, rivedendo i criteri anche numerici della rappresentanza e ridefinire competenze e ruoli delle singole commissioni, anche assegnando poteri deliberativi ad una apposita sezione disciplinare.

 

7)     IL GIURI’ PER LA CORRETTEZZA DELL’INFORMAZIONE. Il giurì per la correttezza dell’informazione servirebbe, invece, per dirimere in pochi giorni controversie tra lettori e testate giornalistiche, affinché con una semplice rettifica si possa ristabilire il dominio della verità dei fatti e consentire un’efficace riparazione dei danni, inibendo il ricorso alla magistratura ordinaria, civile e penale.

 

 

 

 

 

 

Solo un Ordine riformato in questo modo sarà in grado di raccogliere le sfide del mercato giornalistico. Se riusciremo a trovare unità su queste linee di riforma e se riusciremo a imporle con autorevolezza all’attenzione del legislatore, l’esercizio dell’attività giornalistica in Italia potrà mantenere quell’importanza elevata per la crescita culturale e sociale del Paese, che oggi da più parti viene messa in discussione.

 

 

 

    Il coordinatore                                                            Il vicepresidente

   Ruben Razzante                                                           Pierluigi Boroni