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In Italia l'attività giornalistica è regolata da una legge dello Stato, la n. 69 del 3 febbraio 1963, che però riguarda solo chi svolga in maniera "professionale" tale attività, in quanto la libera manifestazione del pensiero è garantita a tutti i cittadini, come una delle libertà fondamentali del nostro Stato democratico.

I giornalisti sono raggruppati in due grandi categorie: i pubblicisti e i professionisti.

I primi sono coloro che svolgono l'attività giornalistica come attività secondaria: una sorta di part time. I professionisti, invece, sono coloro i quali svolgono e possono svolgere esclusivamente l'attività giornalistica: non possono quindi avere altre attività - è fatta un'eccezione per l'insegnamento di materie attinenti la professione - né possono essere iscritti ad altri Ordini professionali.

Al di là di questa differenza, pubblicisti e professionisti - come precisato nel 1968 da due sentenze della Corte costituzionale - hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri sia di fronte alla legge dello Stato, sia di fronte alle norme deontologiche poste a tutela dell'interesse pubblico e della dignità professionale.

Per diventare pubblicisti è molto semplice: basta presentare una domanda all'Ordine dei giornalisti della regione in cui si risiede e dimostrare di aver collaborato, per il biennio antecedente la data di presentazione della domanda, a una testata giornalistica (quindi carta stampata, radio, televisione e on-line) iscritta nel Registro della stampa presso il Tribunale. Occorre dimostrare anche di aver percepito una regolare retribuzione per la collaborazione prestata. Ciascun Ordine individua un numero minimo di articoli necessari a dimostrare la non occasionalità della collaborazione. Non vi sono limiti né per quanto concerne il titolo di studio né per l'età.

Più articolata la strada per diventare giornalisti professionisti. Le possibilità sono sostanzialmente due. La prima è che l'aspirante giornalista venga assunto con regolare contratto da praticante presso un'azienda editoriale che possieda requisiti atti a garantire un corretto e completo svolgimento della pratica professionale. L'aspirante giornalista deve essere in possesso almeno del titolo di studio di scuola media superiore (altrimenti deve sostenere un esame di cultura generale presso l'Ordine dove chiede l'iscrizione da praticante) e avere compiuto 18 anni. Al compimento di 18 mesi di praticantato, può sostenere l'esame di Stato a Roma in una delle due sessioni annuali previste dalla legge: una a fine aprile, l'altra a fine ottobre. L'esame consiste in una prova scritta suddivisa in tre parti - articolo, sintesi e quiz - e in un colloquio orale al quale si è ammessi se si supera la prova scritta.

Il superamento dell'esame di Stato dà diritto al titolo di giornalista professionista. In caso di bocciatura, il praticante può ripetere l'esame per altre due volte nelle successive sessioni.

L'altra strada è quella offerta dalle scuole di giornalismo riconosciute dall'Ordine professionale. Il candidato, in sostanza, frequenta un biennio che - oltre a fornirgli una serie di insegnamenti teorici - consente lo svolgimento del praticantato poiché ciascuna scuola è attrezzata con laboratori giornalistici nei vari settori (tv, carta stampata, radio, on line). Al termine dei due anni si sostiene l'esame di Stato.

Attualmente in Italia sono sei le scuole che garantiscono agli allievi i 18 mesi di praticantato necessari a sostenere l'esame per diventare professionisti. Nella maggior parte dei casi si tratta di scuole di specializzazione post laurea e quindi per l'ammissione è richiesta la laurea, normalmente in discipline umanistiche. Per tutte le scuole l'accesso è subordinato a una prova di selezione. Gli anni di corso sono due, con un minimo di trenta ore settimanali e la frequenza obbligatoria.

Accanto ai corsi tenuti da giornalisti già affermati e alle lezioni teoriche, si fa pratica con i vecchi e i nuovi media: ogni scuola ha almeno una testata-laboratorio, di cui gli studenti curano anche la videocomposizione, e quasi sempre un proprio sito Internet.

Durante i mesi estivi - e in alcuni casi anche durante le vacanze natalizie - gli allievi effettuano stage in varie testate giornalistiche. Lo stage solitamente non è retribuito, ma qualche azienda editoriale prevede un rimborso spese anche consistente.