03.02.2015 - NUOVI VERTICI DELLA FNSI, SIDDI LASCIA DOPO  TREDICI ANNI Il Congresso della FNSI svoltosi a Chianciano ha eletto il nuovo Segretario generale: è Raffaele Lorusso. Il nuovo Consiglio nazionale ha poi eletto Santo Della Volpe alla presidenza. Franco Siddi ha lasciato il vertice dopo tredici anni: sei da presidente e sette da segretario. L'Ordine dei giornalisti della Sardegna rivolge al collega Siddi un caloroso ringraziamento per lo straordinario lavoro svolto, in un momento difficilissimo a causa della crisi economica, ad esclusivo interesse della categoria e per il futuro della professione. Pubblichiamo i resoconti dei due discorsi di Franco Siddi al Congresso di Chianciano e il discorso di Lorusso dopo l'elezione. 

 

dal sito della FNSI

27/01/2015

Franco Siddi: oggi Settantesimo della liberazione di Auschwitz così vicino alla tragedia di Charlie Hebdo

Oggi, Settantesimo Anniversario della Liberazione di Auschwitz, Giornata della Memoria, tocca a noi alzare la voce per non incorrere nella drammatica colpa di quanti negli anni Quaranta avevano assistito muti alla Shoah.
Ed è proprio oggi, in questo anniversario che è così vicino all’immane tragedia di Parigi che ha di nuovo colpiti Ebrei, in quanto tali e insieme giornalisti, creativi della satira, semplici lavoratori, uomini della sicurezza, che dobbiamo riprendere il filo di testimonianza di Charlie Hebdo. Dobbiamo dare voce a quelli che praticano la cultura dei diritti civili, delle libertà religiose, della tolleranza, rispetto a coloro che vogliono tramortirla, ucciderla, seminando terrore e paura.La testimonianza dei sopravvissuti e delle vittime della Shoah ci interpella e ci invita a coltivare la speranza per rendere veramente liberi noi e tutti. Mi sovvengono le parole di Anna Frank che, all’età di 16 anni, di speranza ne coltivava tanta. La sua è stata uccisa, ma non è morta con la sua persona. Ci parlano e ci interpellano le sue parole:

“Nonostante tutto io ancora credo che la gente sia davvero buona nel proprio cuore. Semplicemente non posso costruire le mie speranze su basi fatte di confusione, infelicità e morte”.
Anna Frank (1929 - 1945)

Queste parole richiamano tutti noi severamente ai valori della vita, un valore supremo che non deve essere maltrattato, né devastato da nessun fanatismo. Rispondendo  alla strage e alla minaccia di Charlie Hebdo, il mondo dei cittadini liberi che crede nella civiltà degli Stati laici e democratici, della libertà di espressione, della libertà religiosa e di tutte le altre libertà che sono il corpo dei diritti umani, a milioni, ha fatto sentire la sua voce. Ha dato la sua prima risposta. I kalashnikov non spegneranno le nostre voci. Anzi ne fanno e ne faranno spuntare sempre migliaia di altre. Per la libertà di espressione e di stampa, fondamento di tutte le libertà.
Questo è l’omaggio vivo e attuale che dobbiamo alle vittime della Shoah e del terrore contro la libertà e la vita umana a ogni latitudine. Questo è l’omaggio della Federazione Nazionale della Stampa italiana,impegnata più che mai sul terreno delle libertà, in solidarietà con la Federazione Internazionale e quella Europea dei Giornalisti e con tutti coloro che dedicano  la propria vita non al proprio egoismo personale, di parte, di origine nazionale o religiosa, per la propria libertà quale frammento della libertà di tutti.

 

 

 

 

 

30/01/2015

Franco Siddi: ho imparato che, nell’esercizio della responsabilità, chi viene chiamato a un incarico di vertice rischia di non essere capito da tutti

Questo sindacato plurale e unitario – ha detto Siddi nella suo intervento di replica al Congresso -porta con sé l’energia che deriva dall’autonomia della libertà. Sindacalismo non come centro di potere, ma come risposta a interessi alti, al sogno di un lavoro decente. Auguro a chi mi succederà come segretario, in giunta e nel consiglio nazionale, di riuscire a essere vincitori nel senso che Nelson Mandela ha trasmesso al suo popolo: il vincitore è un sognatore che non si arrende mai. Resistere e non arrendersi mai può essere faticosissimo di fronte alle macerie che ti cadono addosso. Ho imparato che, nell’esercizio della responsabilità, chi viene chiamato a un incarico di vertice rischia di non essere capito da tutti. Chi ha avuto una delega – ha detto - avrà molti momenti di sofferenza dopo l’esaltazione iniziale, ci sarà lo sconforto. Il lavoro non è frutto del singolo, ma di una fatica collettiva con consensi o dissensi. È un momento basso per chi viene spinto a lavorare in condizioni assurde, da chi alimenta il mercato dell’illusione e dell’inganno. Li abbiamo anche tra di noi nelle nostre istituzioni di categoria. Credo per l’Ordine sia arrivato il tempo di rinnovare senza alimentare la fabbrica dei tesserini, il tesserinificio, che nasce da un’idea senza riscontro sul mercato non in grado di accogliere all’infinito nuovi giornalisti che litigano per il poco pane rimasto.
Non vogliamo però troncare le speranze dei giovani che sanno essere più concreti delle nostre chiacchiere in giunta o nei consigli nazionali.
Se c’è un’amarezza in questi due ultimi anni è quella di avere avvertito intorno l’attesa spasmodica del ricambio, di come avrei posizionato le mie pedine. Non sono un boss, non ho correnti. Credo nella libertà e nei processi democratici. Da domani – ha sottolineato il Segretario uscente - non c’è più l’alibi di Siddi che comanda, non ho mai voluto essere un uomo solo ed è giusto che chi arrivi cerchi un’altra sintesi. Siamo riusciti a preservare il sindacato, questa nostra casa dei diritti.
La Rai non si cambia invocando la riforma con un comunicato. La Rai è la principale azienda dell’informazione italiana, è importante preservarla. Il sindacato non potrà mai essere solo un ufficio di consulenza. La Fnsi non è dei 15 membri della giunta e i ragionamenti non sono mai chiusi lì.
La Fnsi è il luogo della sintesi più alta, ma anche del rispetto per tutti anche per chi ci vede diversi o lontani.
Il valore del limite del mandato è importante. Non siamo qui per sempre e non ho da chiedere scambi o da candidarmi a nuovi incarichi. Vorrei concludere – ha concluso Siddi - con Sant’Agostino d’Ippona, un grande filosofo il primo che ha unito il regno sardo piemontese, la mia stella polare: “La speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle”.

 

 

 

 

 

30/01/2015

Raffaele Lorusso, con 213 voti su 309 è il nuovo Segretario generale della Fnsi
“Ora subito al lavoro. A tutti dico, soltanto la qualità dell’informazione ci potrà salvare”

“Io vorrei ringraziare tutto il congresso – ha esordito Lorusso - quelli che mi hanno sostenuto e vorrei ringraziare Carlo Parisi perché il confronto, non lo scontro, tra opposte opinioni, soprattutto nella nostra categoria è da sempre la ricchezza di questo sindacato e deve continuare ad esserlo. Questa è la forza della Fnsi, l’ha ricordato stamattina Franco Siddi, una storia fatta di grande battaglie per la libertà, una storia di autonomie della professione, dal potere. Questa storia, questo orgoglio, questa passione la Fnsi li porta avanti da più di 100 anni. Una storia che viene da lontano e che il 26 luglio 1943, il giorno dopo la caduta del fascismo, a palazzo Marignoli, che a Roma ricominciò immediatamente per iniziativa di Leonardo Azzarita. Era il direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, il giornale che mi ha assunto, il primo giornale in cui sono stato eletto nel cdr. Mi sembra giusto ricordarlo adesso e salutare i colleghi di quel giornale e de la Repubblica che per questi lunghi anni hanno sopportato e sopporteranno la mia lunga assenza dal lavoro. Il riferimento geografico non è casuale perché qui innanzitutto voglio ringraziare la delegazione pugliese che mi ha sopportato e supportato. Il mio grazie – ha continuato Lorusso - però va a tutti quanti, agli amici delle associazioni regionali, vorrei citarli tutti però, per brevità permettetemi di salutare coloro che quando mi sono affacciato a Roma, per la prima volta, mi hanno accolto e preso per mano mi riferisco a Enrico Ferri, Daniele Carlon, Marcello Zinola, Felice Salvati che era il mio predecessore alla presidenza dell’Associazione della stampa di Puglia. Quando parlo di Fnsi parlo anche di Luciano Ceschia e di Paolo Serventi Longhi che voglio salutare. Saluto tutti i vertici dell’Inpgi, Casagit e Fondo di previdenza complementare. Ma non ultimo Franco Siddi che non mi ha mai fatto mancare l’amicizia e la sua vicinanza anche nei momenti meno felici della mia vita. Il compito del congresso è rinnovare gli organi della Fnsi. Il Segretario ora c’è. Mi permetterei di suggerire al presidente che sarà eletto di convocare nei termini statutari senza rimandarlo alle calende greche. Abbiamo necessità di metterci a lavorare subito e farlo tutti insieme. Per come sono abituato a impostare il mio lavoro – ha sottolineato Lorusso - c’è posto per tutti quelli che vogliono lavorare e con tutte le loro idee. La mia porta è sempre aperta, poi è chiaro che ci sono organismi esecutivi che decidono. Anche alla luce di quello che è stato il risultato di uno degli ultimi ordini del giorno approvati dal congresso mi riferisco al lavoro autonomo e al lavoro precario voglio dire ai colleghi che siamo aperti a ricevere suggerimenti, a correggere eventualmente errori che ci sono stati o storture che gli editori stanno cercando di mettere a segno, tutto in un quadro di chiarezza e sostenibilità dei costi del sistema previdenziale. Dobbiamo intenderci su chi sono i precari e chi i freelance. Nessuno ci venga a dire che la platea dei freelance, collaboratori, precari coincide con gli iscritti all’Ordine. Più o meno la metà di queste persone è esclusa dal sistema previdenziale e questo crea un problema di domanda e offerta durante la contrattazione collettiva. Porsi il problema dell’accesso alla professione non significa però piegare la libertà di manifestare il pensiero. L’art 21 della Costituzione nessuno lo mette in discussione. La legge professionale va cambiata senza se e senza ma. Poi verrei soffermarmi su un’altra questione sfiorata in questi giorni. Noi parliamo di giornalismo e diritti, ma abbiamo anche doveri. Nella nostra categoria ci sono problemi deontologici e di approccio alla professione. Siamo circondati da superficialità, da mancanza di preparazione, da commistione con la pubblicità. Il conflitto di interesse riguarda non solo gli editori ma anche noi. Io chiedo, e lo chiedo prima di tutto a me, – ha detto avviandosi alla conclusione - un salto di qualità culturale, di onestà intellettuale. La nostra professione deve ritrovare credibilità nella società ripartendo dalla qualità delle informazioni e dal rispetto delle regole deontologiche. È uno dei punti con cui concordo con il presidente della Fieg, Maurizio Costa. Soltanto la qualità ci potrà salvare. Altrimenti qualcuno mi dovrebbe spiegare qual è la differenza tra un giornale e la massa indistinta delle informazioni che circolano in rete. Il nostro mestiere deve diventare credibile e appetibile perché è la democrazia che ha bisogno di informazione di qualità che significa anche informazione remunerata. Ma questa costa e deve essere pagata. Domani si inizia a lavorare. Non vi aspettate in me esercizi di retorica dato il mio approccio pragmatico alla realtà, se dovessi racchiuderlo in una frase è quella scritta sul palazzo che ospita l’università di Tel Aviv, che ha molto a che fare con la nostra professione: “Direttamente ai fatti”.